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15 12 2017 | Redazione | Editoriali e commenti

La Responsabilità sociale dei singoli salverà le nostre città

Di Responsabilità sociale d’impresa si è fatto un gran parlare. Così, negli anni, sono arrivati i bilanci ambientali prima ed i bilanci di sostenibilità dopo. Sta addirittura per diventare obbligatoria, per le società quotate, la rendicontazione delle informazioni di carattere non finanziario.

Insomma, le aziende sono sempre più chiamate a farsi carico delle proprie scelte socioambientali e a comunicarle di conseguenza.

Ma non basta. È giunta l’ora di passare dalla sola CSR alla PSR, ovvero la Personal Social Responsibility. La responsabilità sociale personale ed individuale affinché ognuno possa valutare compiutamente le proprie scelte socioambientali e comportarsi di conseguenza.

Tre esempi in contesti diversi. Le mie figlie sono state a camminare in montagna sulle Dolomiti, hanno dormito in diversi rifugi, dove hanno dovuto pagare una doccia, mediamente, due euro. Solo così si sono soffermate a riflettere sulla fatica di reperire l’acqua, trasportarla, scaldarla in un contesto difficile come quello dell’alta montagna. Quella cifra ha aperto loro gli occhi su un bene prezioso, l’acqua, e sulla necessità di preservarla, senza sprechi.

La raccolta differenziata in molti centri sta comportando le progressiva scomparsa dei bidoni per la spazzatura ‘indifferenziata’. Chi non si adegua può essere costretto a lunghe peregrinazioni per poter trovare un luogo in cui depositare i propri rifiuti. Anche questa scelta di civiltà impone ai cittadini di riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni. Un rifiuto correttamente smaltito può essere riciclato, riutilizzato, addirittura venduto, come nel caso del vetro, del ferro, dell’alluminio. La plastica, se correttamente conferita, può essere trattata, se abbandonata nell’ambiente diventa un problema enorme, planetario.

I tagli intervenuti in alcune città al trasporto pubblico locale, stante la situazione di crisi, hanno reso palese anche ai più indisciplinati e distratti che una linea di trasporto o è in grado di remunerare minimamente i suoi costi o è a rischio eliminazione. E che quindi conviene pagare il biglietto, perché se salta una linea di autobus o di tram è inevitabile il ricorso all’auto, con costi economici e ambientali molto maggiori.

Tre casi che dimostrano tutti che è solo grazie alle scelte dei singoli che si può arrivare ad un risultato collettivo fondamentale, da una parte salvare il pianeta dalla progressiva erosione delle risorse naturali, dall’altra ottenere servizi adeguati ad un costo economico e sociale minore.

Ben vengano quindi, in futuro, non solo le “dichiarazioni dei redditi”, ma anche le dichiarazioni di responsabilità sociale dei singoli cittadini, chiamati a rendere conto delle proprie scelte ed essere tassati di conseguenza.

Sarà così possibile misurare un indice di impatto socioambientale per ogni cittadino e compiere scelte educative, di formazione e di comunicazione.

I rifiuti abbandonati per strada sono un esempio lampante della necessità della PSR, perché un sacchetto abbandonato ha un costo ambientale (inquina), sociale (degrada il contesto) ed economico (impone l’intervento degli operatori ecologici).

La situazione delle nostre grandi città è sotto gli occhi di tutti. Solo la Personal Social Responsibility ce li farà aprire compiutamente e realizzare un mondo migliore.

Edoardo Bus (@EdoardoBus)

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