Studio di Consulenza Strategica
per la Comunicazione d’Impresa

es is more.

chi

10 11 2016 | Redazione | Economia

Mario Draghi, compleanno complicato

“Whatever it takes”, fare tutto il necessario: questa piccola grande frase pronunciata nel luglio del 2012 rappresenta il consuntivo di lavoro, il presente, il futuro dell’azione quotidiana di Mario Draghi, giunto al suo quinto compleanno alla guida della Banca centrale europea.
Un lustro che ha dato lustro, se vogliamo usare un’immagine inedita in questi giorni in cui è stato ricordato il grande sforzo compiuto dall’ex Governatore della Banca d’Italia nel suo difficile lavoro a Francoforte. Perché ha dato lustro e autorevolezza ad una istituzione partita fra le polemiche, dovute alla sua autoreferenzialità e alla complicata governance che ha visto in pochi anni alternarsi al comando due presidenti. Perché ha dato lustro all’Italia per il profilo ed il prestigio di un personaggio così poco italiano. Tre anni ancora di lavoro per una presidenza (purtroppo) non più rinnovabile.
Non certo un lento cammino verso un meritato riposo, ma un periodo forse ancor più problematico di quello già trascorso alla Bce.

Date cerchiate in rosso che lo attendono al varco, indicatori economici dall’andamento difficilmente prevedibile, e non sicuramente verso il meglio. Fra pochi giorni si vota negli Usa. I mercati finanziari e quelli delle materie prime lo hanno già fatto schierandosi apertamente per la Clinton, in mancanza d’altro. La politica sfrenatamente liberista preannunciata da Donald Trump preoccupa, come la sua volontà di rimettere in discussione i trattati commerciali. Preoccupa il finanziamento delle infrastrutture con l’aumento del debito e il taglio delle tasse. Insomma la politica monetaria ne sarebbe influenzata in modo negativo. Anche per questo, come prevedibile, la Federal Reserve guidata da Janet Yellen ha rinviato all’8 dicembre la possibile decisione di rialzare i tassi. In quello stesso giorno si riunirà il Consiglio direttivo della Bce per fare il punto sulle prossime mosse di politica monetaria.

Si dice che potrebbe essere confermato il Quantitative Easing, il programma di acquisto di titoli che ha aperto l’ombrello a protezione della complicata congiuntura europea, consentendo una tenuta della debole ripresa economica e facendo aumentare sia pure molto lentamente il tasso di inflazione.
Una misura, quella del Qe, che ha protetto in modo particolare le economie più deboli a partire dalla nostra. È su quello che sarà l’atteggiamento futuro della Bce di Mario Draghi che si addensano le forti critiche tedesche, mai sopite seppur schiacciate per la ragion di Stato. Gli acquisti di titoli dovrebbero essere fermati con la scadenza naturale del marzo 2017 (perché drogano la situazione a vantaggio di paesi poco virtuosi come l’Italia che aumentano il debito), tassi di interesse così bassi non sono più sostenibili perché deprimono gli investimenti finanziari in Germania. Di questo atteggiamento tedesco Draghi dovrà necessariamente conto, tentando un compromesso, se vorrà tenere tutto insieme senza arrivare a una spaccatura.

Rottura che è riuscito ad evitare anche nei momenti più critici del suo mandato, tenendo a bada le richieste dei rigoristi quando si determinarono le crisi politico-finanziarie in Grecia e in Italia, con la caduta dei rispettivi governi ed i timori per la possibile uscita dall’euro. Ci vorrà tutta la sua abilità per tenere tutto insieme in un contesto mondiale turbato da crisi geopolitiche e militari, dal terrorismo, da nuove realtà impreviste come quella della Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea. Ma pochi hanno dubbi sulla capacità di Mario Draghi di riuscirci.

Giuliano Zoppis (@GiZoppis)

, , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *