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31 08 2016 | Redazione | Economia

Maggiore coesione per una ripresa difficile

La diffusione da parte del Premier delle 30 slide per descrivere quello che è stato fatto in trenta mesi di Governo ha suscitato un clamore polemico francamente incomprensibile. Critiche che denotano quanto il livello della politica italiana non sia in grado di toccare un minimo di decenza e ricompattarsi per affrontare una situazione e emergenziale resa ancora più grave dal disastroso sisma che ha colpito il centro Italia.

Tutti i governi che in questi anni si sono succeduti hanno provato giustamente a vender bene la loro merce, firmando contratti con gli italiani, aggiustando a piacimento statistiche economiche, enfatizzando situazioni invece sotto controllo e via andare. Ci sta dunque che Matteo Renzi abbia voluto sintetizzare nelle sue slide i numeri di questi mesi, e poco importa che proprio ieri l’Istat abbia reso noto che dopo quattro mesi si sia arrestata la crescita dell’occupazione, che in un anno registra comunque 266 mila unità in più e che quindi salgono a 585 mila se consideriamo sui 30 mesi. Non sottolineare però che questo stop è il figlio primogenito di una crescita che rimane bassa e non decolla significa “ignorare” la realtà nella quale il Paese vive.

Un altro dato diffuso dall’Istat non incoraggia all’ottimismo: per il settimo mese consecutivo siamo in deflazione, -0,1% su base annua, +0,2% mensile. Ben lontani quindi dall’obiettivo ottimale indicato dalla Banca centrale europea del 2%, livello che agevolerebbero la ripresa di una politica monetaria più elastica con tassi di interesse non bloccati. Anche considerando infatti un indice depurato dalla componente energetica che porta verso il basso il dato mensile, si arriva ad un modesto +0,6%. La spiegazione allora sta tutta nella ovvia considerazione di una fiacca domanda di beni di consumo, senza una cui ripresa sarà impossibile centrare gli obiettivi.

D’altra parte qualche positivo segnale, come indicato dalle famose 30 slide, lo possiamo registrare sul fronte di una finanza pubblica sotto controllo, e su una sia pure troppo timida azione sulla pressione fiscale. Adesso il Governo è ad un bivio, con pesanti scelte da operare alla luce del doppio delicato appuntamento di autunno. Quello del varo delle leggi di bilancio e lo svolgimento del referendum costituzionale. Si tratterà di decidere sulle ricette da prescrivere al Paese in una situazione congiunturale fragilissima. Si tratterà di valutare l’opportunità di andare avanti con una politica a sostegno dell’occupazione, rendendo strutturali gli sgravi sulle nuove assunzioni stabili, e se affiancare a questa misura altre che puntino invece sulla riduzione della pressione fiscale sulle imprese. Interventi che costano, ma che nella nostra situazione appaiono indispensabili, come quelli per una ripresa robusta degli investimenti indirizzati magari soprattutto verso l’adeguamento di un’edilizia che abbiamo visto fragile di fronte agli eventi sismici.

L’impresa insomma appare improba, la montagna difficile da scalare. Per questo, considerati i tempi che auspicabilmente ci separano dalle elezioni politiche, non sarebbe male che al di là degli schieramenti si creasse un clima di coesione di fronte a questa sfida, una sorta di armistizio politico e sociale che sostenesse il supremo sforzo del Paese. Utopia? Chissà, forse. Qualcuno ha dimostrato di crederci, fornendo a questo Governo un sostegno ed un’apertura di credito. Si chiama Angela Merkel, che con la sua realpolitik nei nostri confronti ha capito che ci stiamo giocando tanto.

Giuliano Zoppis (@GiZoppis)

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