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24 10 2016 | Redazione | Economia

Incognite pesanti per l’economia mondiale

Anche la Bce ha deciso di rimandare a dicembre gli annunci circa le mosse di politica monetaria che adotterà nei prossimi mesi. Lo farà nella riunione del Consiglio direttivo dell’8 dicembre, lo stesso giorno in cui anche la Fed detterà le sue linee di azione in materia, sciogliendo l’enigma sul possibile rialzo dei tassi di interesse. Si tratta certamente di date non scelte a caso, arrivando a un mese esatto dalla elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca e, per quanto riguarda l’Europa, dopo le decisioni dell’Ue sulle politiche di bilancio dei paesi dell’area e dopo l’esito del referendum in Italia. Un evento politico questo che, forse per la prima volta, assume una valenza continentale dopo il dibattito sulle eventuali conseguenze della vittoria del No e dopo che perfino Barack Obama ha preso posizione sul tema.

Ma sono mesi delicatissimi nel corso dei quali vedremo probabilmente altri verdetti o capiremo meglio le tendenze in atto. Tutte circostanze in qualche modo legate fra loro e in grado di condizionare pesantemente il quadro dell’economia mondiale e influenzare in modo netto l’andamento dei mercati internazionali, anche quelli delle materie prime. Andiamo, sinteticamente, in ordine. La competizione elettorale Usa ha ormai sbracato. Colpisce l’altezza dei toni, preoccupa la bassezza del dibattito. Proprio per questo si temono ripercussioni, vista l’assenza dei contenuti economici nel confronto fra i due candidati.

La disarmante dichiarazione di Donald Trump che, parlando del possibile esito del voto, ha messo in discussione la legittimità della democrazia americana lascia esterrefatti e apre scenari inquietanti. In questo contesto si torna agli anni della guerra fredda per il confronto fra le due superpotenze a causa del conflitto siriano. Si muovono le flotte, si armano i confini. Si preannunciano misure di embargo più pesante da parte dei Paesi Nato verso la Russia con intuibili negative conseguenze sul commercio mondiale. E questa tensione politico-militare si ripercuote in modo negativo sul mercato delle materie prime, a partire da quello petrolifero. Proprio nel momento in cui l’Opec sta cercando di trovare un equilibrio difficile per la produzione mondiale di greggio, mediando fra le opposte esigenze di Iran e Arabia Saudita. In Europa poi siamo nella confusione più piena. La tecnocrazia di Bruxelles si arrampica sugli specchi volendo tenere in vita regole e parametri di bilancio vecchi, ormai superati. Il 1991 dei numeretti di Maastricht è lontano 25 anni, un altro mondo. Non si tiene conto della recessione continua che ci attanaglia dal 2008, del populismo che assedia le istituzioni europee, preoccupa le democrazie. Traballa l’euro senza una politica, non solo economica, comune. La realtà degli immigranti cambia le priorità e le strategie. Matteo Renzi ha vita facile nel muovere questo stagno e piano piano conquista consenso europeo. Vedremo se le asfittiche prediche e letterine da Bruxelles sapranno cambiare il corso delle cose.

Il nostro Paese, al di là del via libero di Bruxelles sui conti pubblici, deve sperare che Francoforte non muti troppo rapidamente la sua permissiva politica monetaria. Il quantitative easing con i suoi massicci acquisti ha consentito al nostro paese di ridurre la spesa per interessi sui titoli di Stato, tagliare i tassi sui prestiti alle imprese e quelli sui mutui per le famiglie. La Bce dovrà ben valutare se ridurre questi stimoli all’economia, pur in presenza di una positiva ma timida ripresa dei prezzi che fa vedere come meno lontano il target del 2% per la crescita dell’inflazione. Draghi punterà forse su una uscita morbida dal programma che finisce a marzo, per non scontentare gli scettici tedeschi. A tutto questo si aggiunge il ritrovato nazionalismo britannico che con Brexit ha già pagato un dazio pesante con la svalutazione della sterlina e la crisi dei valori immobiliari. Si preannuncia a Bruxelles una trattativa difficile per lo sganciamento dei sudditi di sua Maestà la Regina. Ecco perché non è un luogo comune affermare che ci attendono mesi difficili.

Giuliano Zoppis (@GiZoppis)

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