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17 10 2016 | Redazione | Editoriali e commenti

Il giornalismo come fattore di bene comune. La lezione di Papa Francesco

È stata una lezione di giornalismo, tutta basata sull’etica della professione, quella che Papa Francesco ha tenuto il 22 settembre nella Sala Clementina del Vaticano incontrando il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti guidato nella Sala Clementina dal presidente Enzo Iacopino, a cui noi di Scomunicare eravamo presenti. Con il Pontefice il prefetto della Segreteria vaticana per la Comunicazione, monsignor Dario Edoardo Viganò. Tre le raccomandazioni fondamentali del Papa a chi fa informazione: “amare la verità”, “vivere con professionalità” e “rispettare la dignità umana”, facendo sì quindi che il giornalismo non diventi “arma di distruzione” di popoli e persone e non alimenti le paure verso gli immigrati. In più, uno specifico consiglio deontologico-professionale: “mai sottomettersi a interessi di parte, sia economici che politici”.
Il Papa ha rilevato come i giornalisti, “quando hanno professionalità”, rimangano “una colonna portante, un elemento fondamentale per la vitalità di una società libera e pluralista”. E proprio per questo ha voluto sottolinearne la “grande responsabilità”.
A proposito del suo richiamo ad “amare la verità”, ha spiegato che “la questione qui è essere o non essere onesto con sé stesso e con gli altri”. “La relazione — ha detto — è il cuore di ogni comunicazione. Questo è tanto più vero per chi della Comunicazione fa il proprio mestiere. E nessuna relazione può reggersi e durare nel tempo se poggia sulla disonestà”.
Oggi, ha ammesso, nel flusso ininterrotto di fatti sulle 24 ore, “non è sempre facile arrivare alla verità”. “Nella vita non ètutto bianco o nero”, e “anche nel giornalismo bisogna saper discernere tra le sfumature di grigio degli avvenimenti”. Però “è questo il lavoro — potremmo dire la missione — difficile e necessaria al tempo stesso di un giornalista: arrivare il più vicino possibile alla verità dei fatti e non dire o scrivere mai una cosa che si sa, in coscienza, non essere vera”.
Al secondo punto — “vivere con professionalità” — ha legato la “necessità di non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici”. “Compito del giornalismo, oserei dire la sua vocazione, è dunque — attraverso l’attenzione, la cura per la ricerca della verità — far crescere la dimensione sociale dell’uomo, favorire la costruzione di una vera cittadinanza”.
Operare con professionalità, per Francesco, significa in definitiva “avere a cuore uno degli architravi della struttura di una società democratica”. “Dovrebbe sempre farci riflettere che, nel corso della storia, le dittature — di qualsiasi orientamento e ‘colore’ — hanno sempre cercato non solo di impadronirsi dei mezzi di comunicazione, ma pure di imporre nuove regole alla professione giornalistica”, ha ricordato.
Terzo elemento, “rispettare la dignità umana”, poiché in ballo c’e’ “la vita delle persone”. Bergoglio ha spesso parlato delle chiacchiere come “terrorismo”, e questo “tanto più vale per i giornalisti”, poiché “la vita di una persona ingiustamente diffamata può essere distrutta per sempre”. Certo “la critica è legittima, e dirò di piu’, necessaria, così come la denuncia del male”, ma “il giornalismo non può diventare un’arma di distruzione’ di persone e addirittura di popoli”. Né, ha aggiunto, “deve alimentare la paura davanti ai cambiamenti o a fenomeni come le migrazioni forzate dalla guerra o dalla fame”.
Anzi, questo il mandato conclusivo del Papa, “il giornalismo sia uno strumento di costruzione, un fattore di bene comune, un acceleratore di processi di riconciliazione” che “sappia respingere la tentazione di fomentare lo scontro, con un linguaggio che soffia sul fuoco delle divisioni, e piuttosto favorisca la cultura dell’incontro”.

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