Studio di Consulenza Strategica
per la Comunicazione d’Impresa

es is more.

chi

08 11 2017 | Redazione | Editoriali e commenti

Evoluzioni. Il Paese che ci piace

A Roma il X Forum Nazionale Giovani Imprenditori: le PMI incontrano Confcommercio sulla strada della digitalizzazione.

Quanto investono nel digitale le PMI? Come fare dell’innovazione una leva di crescita per le PMI italiane? E quanto impatta la trasformazione digitale su temi come i modelli di business, le strategie di crescita, il lavoro, l’internazionalizzazione?

Non possiamo pensare di provare a fare qualcosa di nuovo utilizzando vecchi strumenti, questo è certo. L’innovazione è la leva di crescita in un’era in cui l’impatto della trasformazione digitale ridisegna strumenti, mercati e modelli di business orientando i processi di crescita delle imprese e del paese in generale. L’Information Technology è un motore di sviluppo sempre più potente e indispensabile per chi fa impresa oggi in Italia. Di questo si è parlato ieri nella prima giornata del X Forum organizzato dai Giovani Imprenditori di Confcommercio. “Evoluzioniil paese che ci piace” è il titolo scelto per rappresentare la consapevolezza che oggi abbiamo bisogno non di una rivoluzione o di un cambiamento, ma di una crescita. Di una evoluzione, appunto.

Significativi gli interventi degli attori principali che operano in maniera diretta e indiretta a questa evoluzione, moderati da Gianni Riotta. Introduzione, interventi, panel e tavoli tecnici a cui hanno preso parte Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Alessandro Micheli, presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio,Tito Boeri, presidente Inps, Stefano Firpo, direttore generale Politica industriale, competitività e Pmi del MISE, Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere, Luigi Marattin, consigliere economico di Palazzo Chigi, Lara Comi, eurodeputata di Forza Italia, Stefano Epifani, presidente del Digital Transformation Institute, ed Ennio Cascetta, amministratore unico di Rete Autostrade Mediterranee Spa.

Qui, dunque, ho sentito parlare di competenze del “sapere“, del “saper fare” e del “saper essere“, oggi, in una realtà di impresa 4.0. Ogni attore ha parlato di cambiamenti, di quello che si è fatto fino ad oggi nel suo ambito, anche se siamo ancora in ritardo rispetto alla media europea. Soprattutto è emerso chiaramente a tutti quanto la politica e i politici che governano il nostro paese abbiano il dovere di fare scelte strategiche, non in virtù del colore del partito di appartenenza ma esclusivamente del tricolore. È emerso anche un gap importante nella stesura e nella presentazione dei bandi europei, al punto che – si è detto – “non abbiamo realizzato prima la banda ultra larga perchè non abbiamo saputo usare i fondi Europei“, solo per dirne una.

Quanto ai giovani, è ormai fuori discussione che i nostri abbiano le stesse (se non maggiori, in alcuni ambiti) competenze dei loro coetanei in Germania, Francia, Inghilterra. Eppure hanno paura. In questi ultimi decenni abbiamo disatteso così tanto le prospettive di un futuro al punto che abbiamo tolto loro il coraggio di sognare ma soprattutto le capacità di progettare.

L’aggettivo “fallito” attribuito all’individuo lo abbiamo riportato, nel suo significato spregiativo, a livello delle nostre imprese con il termine “fallimento”. Oggi un imprenditore che dichiara il fallimento resta in qualche modo marchiato, e questo è assolutamente sbagliato perché, se è vero che “solo chi non fa, non sbaglia“, anche se resta una magra consolazione, è comunque una consapevolezza importante da sdoganare, per non avere paura e credere nel futuro di un paese che ci piace.

E allora che fare?

Investimenti nelle infrastrutture e nei servizi integrati per lo sviluppo del territorio sono sicuramente un ottimo punto di partenza. I giovani imprenditori e le imprese, per non subire l’innovazione ma coglierne le opportunità, hanno necessità di comprenderne le dinamiche e prendere posizioni su temi centrali come il lavoro, la gestione del credito, il welfare e gli assetti regolamentari. Utopia? No, se è vero che sul tavolo sono stati posti dei punti programmatici più che concreti. Alessandro Micheli, presidente dei Giovani Imprenditori Confcommercio, ha infatti presentato il “Manifesto dei Giovani Imprenditori per l’Innovazione” esponendo dieci punti fondamentali frutto di una ricerca realizzata in partnership con il Digital Transformation Institute. Eccoli di seguito:

  1. Per competere dobbiamo crescere e fare rete. Sfruttare il digitale per aprirsi ad aggregazioni flessibili e dinamiche che facilitano l’interpretazione dei segnali del cambiamento.
  2. Non c’è innovazione senza infrastrutture. C’è bisogno di infrastrutture non solo tecnologiche ma anche tradizionali sempre più dinamiche, interattive, integrate, efficaci.
  3. La sfida dell’innovazione si basa sulle competenze. Disporre delle competenze necessarie per governare una trasformazione digitale che senza di esse finirebbe per governarci.
  4. La trasformazione digitale ridisegna le logiche della concorrenza. Adattarsi a un contesto in cui le leve di valore sulla base delle quali si muove il consumatore mutano rapidamente ed in direzioni impreviste.
  5. La simmetria normativa è indispensabile nel passaggio tra vecchie regole e nuove logiche. Non vincolare le opportunità del digitale a modelli normativi inadeguati all’attuale contesto economico, sociale e tecnologico.
  6. L’internazionalizzazione richiede un cambiamento culturale, dei processi e dei canali. Analizzare e revisionare processi organizzativi, comprendere i canali di contatto con gli utenti, ridefinire strategie per i diversi contesti.
  7. La gestione del credito deve valutare correttamente i processi d’innovazione. Adottare modelli di analisi del merito creditizio che diano peso all’innovazione ed agli investimenti in trasformazione digitale.
  8. Il lavoro smart richiede logiche di contrattazione flessibili. Dare spazio alla flessibilità nella contrattazione, alla possibilità di adottare sistemi di premialità e lasciare grande spazio alla formazione.
  9. La sostenibilità come leva di crescita. Considerare politiche di sostenibilità, ambientale ma non solo, come vere e proprie leve di crescita per sviluppare valore.
  10. Il coraggio di sbagliare come chiave di crescita per l’innovazione. Apprendere dagli errori, propri e degli altri, perché senza possibilità di errore non c’è possibilità di innovare.

Insomma, le direttrici necessarie per uno sviluppo concreto e graduale del tessuto imprenditoriale che rappresenta una grossa fetta del sistema Italia sono chiare. La strada è tracciata e il percorso tutto davanti. Sta a noi giovani e alle nostre risorse il prossimo passo.

Alexandra Banescu 

, , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *