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17 10 2016 | Redazione | Economia

Economia, grande assente nella corsa elettorale USA

Il sesso abbonda, le mail pure, gli insulti si sprecano. Nella assai poco edificante campagna elettorale dei due concorrenti alla Casa Bianca si parla pochissimo dei grandi temi che interessano il mondo intero, un guaio vista l’assoluta centralità delle scelte del Presidente degli Stati Uniti. Confusione sugli obiettivi di politica estera, superficialità sui grandi tempi di politica economica. Eppure di chiarezza ci sarebbe un estremo bisogno da parte del duo Clinton-Trump considerate le non proprio brillanti condizioni in cui versa lo scenario internazionale, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista congiunturale. Un bel problema vedendo i numeri della crescita americana, che paga come tutti del resto la lunga fase recessiva registrando per il 2016 un aumento del PIL modesto dell’1,6%, basso soprattutto per quelle latitudini.

L’erede di Barack Obama dovrà far fronte ad una situazione di incertezza forte e dovrà oltretutto subito tener conto delle attese decisioni di politica monetaria della Federal Reserve, preannunciate in arrivo per il prossimo 8 dicembre. Il grande terreno di scontro fra i due candidati è decisamente quello fiscale. Clinton punta su una tassazione progressiva che colpisce le classi più agiate con una aliquota minima del 30% per chi guadagna oltre un milione di dollari all’anno, con aliquota aggravata per chi supera i 5 milioni. Propone poi un aumento dell’imposta sulle società e l’introduzione di una tassa per le istituzioni finanziarie. Lo sfrenato liberismo di Trump punta invece sull’abbassamento secco dell’imposizione sulle società dal 35 al 15%, propone una riforma fiscale per semplificare la riscossione delle imposte e una rivisitazione delle tante detrazioni fiscali oggi ammesse. Forti sono le critiche degli esperti, dal momento che non è chiaro come finanzierà questi tagli, considerato che punta su un aumento delle spese militari e per le infrastrutture. Su questo punto gioca molto anche Hillary che dice di voler destinare alle infrastrutture 275 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, con la creazione di una banca nazionale ad hoc. Per coprire le primissime spese la Clinton pensa ad un impatto positivo dalla somma degli interventi fiscali pari a 1,8 bilioni di dollari da subito. Ci sono poi i temi dell’economia sociale a tracciare l’ennesimo solco fra i due contendenti. Trump vuole cancellare con un colpo di spugna la cosiddetta Obamacare, ovverosia la riforma sociale voluta dal Presidente in favore delle classi più disagiate, e per quello che riguarda l’immigrazione pensa come noto alla costruzione di un bel muro alla frontiera con il Messico. La Clinton sposa in parte le idee del “socialista” Bernie Sanders, e vuole proseguire nella politica di sicurezza sociale per tutti, pensando ad una regolamentazione ragionata dei flussi di entrata nel Paese. In campo energetico visioni anche qui opposte. Per la candidata democratica occorre puntare su quelle alternative, Trump dice che il riscaldamento globale è una bufala e si deve usare il petrolio. Qualche vicinanza invece sui grandi trattati commerciali internazionali. Il Nafta, il TPP, il TTIP, che regolano e dovrebbero regolare i rapporti di scambio rispettivamente con i paesi del nord America, dell’area del Pacifico e con l’Europa, vengono guardati con perplessità e preoccupazione, con un Trump ovviamente più netto che ne chiede la cancellazione (TTP e TTIP) o la rinegoziazione (Nafta). Manca un solo confronto, quello del prossimo 19 ottobre, prima del voto. Vedremo se anche in quella sede prevarranno palpatine, sconcezze e tradimenti o si parlerà di cose serie.

Giuliano Zoppis (@GiZoppis)

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