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09 01 2017 | Redazione | Economia

Dai dati statistici qualche speranza per l’economia nel 2017

È molto presto per dire che la tendenza si sta per invertire, ma non si può allo stesso tempo negare, come fanno alcuni scettici di professione, che i segnali arrivati nella prima settimana del nuovo anno non incoraggino a qualche timido ottimismo. Sono i dati comunicati dall’Istat a dirci che forse qualche cosa si sta muovendo sul fronte economico, e a darci questa sensazione sono i comportamenti quotidiani delle famiglie registrati dall’Istituto nazionale di statistica. Anche la lettura del dato sull’inflazione, che in primissima battuta si presta ad una interpretazione negativa, se ben scandagliato, non è fin dei conti così negativo.

Il 2016 secondo la fredda lettura dei numeri si è chiuso con un calo dello 0,1% dell’indice dei prezzi, ovvero siamo in una situazione di deflazione che non si aveva dal 1959. Questo significa in assoluto che le imprese riducono la produttività perché non vendono bene le loro merci e che le famiglie bloccano i loro consumi in attesa di ulteriori cali dei prezzi. Ma, a ben guardare, il mese di dicembre ha registrato un incremento dell’indice dello 0,5%, soprattutto a causa dell’aumento del petrolio, e anche il dato complessivo dell’anno sarebbe stato in rialzo se depurato del costo (negativo) dell’energia e di quello sempre in calo dei prodotti alimentari freschi.

Ecco allora che la crescita del prezzo del greggio in atto ormai da settimane, dopo gli accordi del cartello dei paesi produttori, riporterà piano piano in alto l’indice e contribuirà alla difficile azione della Bce che cerca di spingere i prezzi verso la ottimale quota del più 2% circa nell’area euro, per tornare a condizioni ottimali di politica monetaria. Altri dati Istat meritano una sottolineatura a partire da quelli che segnalano una riduzione lieve della pressione fiscale, ma soprattutto quelli che ci parlano di una leggera ripresa dei consumi e ancor di più di un aumento del potere di acquisto delle famiglie, in rialzo dell’1,8%.

Esistono anche altri segnali, chissà perché ignorati dagli osservatori e dai media, che incoraggiano a un timido ottimismo. Sono in crescita i pedaggi autostradali, e cresce quindi il movimento di chi viaggia per lavoro, del trasporto merci, del turismo, e aumentano gli acquisti fatti con carte di credito.

Tutto bene allora? Il 2017 sarà l’anno della svolta dopo otto anni di recessione? Beh andiamoci piano. La nostra crescita è sempre al palo. Il pil registra movimenti di rialzo impercettibili, gli stessi peraltro storicamente bassi anche ai tempi delle vacche grasse, specie nei confronti dei concorrenti europei. Servono investimenti in tutti i settori di attività, da parte di privati e soprattutto da parte della mano pubblica.

I governi continuano ad annunciare sforzi finanziari per il rafforzamento delle infrastrutture e per la tutela di un territorio pesantemente ferito. Ma agli annunci non hanno fatto seguito misure consistenti e concrete. Dobbiamo poi fare i conti, nel vero senso della parola, con la ristrutturazione di un’industria bancaria assai ferita dalla crisi anche seria di una dozzina di istituti di tutte le dimensioni. E vedremo come ne usciremo, si tratta di uno snodo cruciale vista la centralità del credito bancario nel nostro Paese. Va inoltre rilanciato con una ficcante opera di stimolo un comparto industriale, che pur con le sue manchevolezze e pigrizie, rimane pur sempre il secondo per importanza in Europa. Insomma le incognite non mancano, ma dobbiamo essere ottimisti.

Giuliano Zoppis (@GiZoppis)

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