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02 07 2016 | Redazione | Economia

Banche: la patetica lezione tedesca e gli autogol italiani

Incurante del detto popolare, usato anche in Germania, che richiama al valore aurifero del silenzio, Angela Merkel ha bacchettato le non ufficiali intenzioni del Governo italiano volte a studiare una soluzione per sostenere le banche nazionali. Indiscrezioni girano da giorni sui giornali e negli ambienti finanziari, sondaggi ufficiosi sono stati compiuti da tecnici e diplomatici italiani a Bruxellles, ma nulla che possa far parlare della richiesta di un salvataggio del sistema bancario italiano alle prese con i problemi legati al fardello delle sofferenze, di quei crediti cioè difficilmente recuperabili.

Le regole sono state recentemente cambiate, non si possono stravolgere dopo due anni, ha detto in sostanza l’ineffabile premier tedesca. Ma il pulpito da cui arriva questa lezione non è proprio dei più adatti e irreprensibili, un reattivo Matteo Renzi lo ha ricordato alla Signora con alcuni fatti e numeri. Uno sforamento autorizzato del rapporto deficit pil ha consentito nel 2003 alla Germania e alla Francia di godere per alcuni anni di un trattamento di tutto favore, per fortuna aggiungiamo noi perché questo ci ha poi salvato dalla scure che qualcuno voleva abbattere negli anni successivi sulla nostra testa per lo sfondamento del rapporto debito pil. Per non parlare del vero e proprio salvataggio delle casse di risparmio tedesche, riemerse dalla palude del loro coma pre-fallimentare grazie ad una iniezione pubblica di 250 miliardi di euro, proprio alla vigilia della stagione dei controlli delle autorità monetarie europee e della mannaia degli stress test.

Un rilievo questo che dà terribilmente fastidio agli ambienti politici di Berlino e al mastino della ortodossia finanziaria teutonica, Wolfang Shauble. Del nostro però ce lo abbiamo messo anche noi, realizzando degli autogol degni dei migliori realizzati negli anni ’70 dal mitico Comunardo Niccolai del Cagliari. Colpite da anni di recessione, sfiancate dal livello di sofferenze, appesantite in alcuni casi – come ha ricordato il 31 maggio scorso il Governatore Ignazio Visco – dalla cattiva gestione degli amministratori, le nostre banche si sono trovate da sole ad affrontare la crisi. E ciò avveniva mentre le concorrenti tedesche si abbeveravano alla fontana pubblica e le spagnole si salvavano grazie ai fondi europei. Una violazione di fatto della concorrenza a cui il nostro Paese ha risposto scuotendo la testa orgogliosamente, respingendo le ipotesi di sostegno ed andando addirittura oltre. Inventando una forma di aiuto … a pagamento che “premiò” in particolare il Monte dei Paschi di Siena, l’istituto più inguaiato costretto a rifondere il prestito ad un tasso di quasi il 10%. Altro che aiuto di Stato! E portando in più, laddove non risarcito con i dividendi, ad un ingresso nel capitale della banca con una quota del 4%.

Questo andazzo è proseguito e oggi i sei spinosi casi di banche in crisi sono stati affrontati con il denaro dei privati. Fatti e circostanze che anche la Signora Merkel dovrebbe conoscere, forse ignorati perché almeno sulla carta le banche di quel paese al momento sono formalmente sane. Ma arriva fra un mese la nuova stagione degli stress test, quegli esami simulati che ci diranno come stanno le 51 banche più importanti del continente. Abbiamo certo qualche timore per le pagelle dei nostri cinque istituti coinvolti dall’esercizio, ma girano indiscrezioni su qualche problemino per una o più banche germaniche. Cosa dirà la Merkel?

Giuliano Zoppis (@GiZoppis)

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